Robot collaborativi: 11 consigli infallibili – Indice dei contenuti
Facciamo il punto sui cobot e sulle caratteristiche principali che dovresti conoscere per capire se sono la soluzione migliore per te.
Il robot collaborativo è la soluzione innovativa, presentato come la soluzione a qualsiasi problema di automazione.
- Ma sarà la scelta giusta per la mia situazione specifica?
- L’investimento prospettato avrà un ritorno congruo?
- A cosa dare importanza nella valutazione iniziale?
- Rischio di non avere i benefici ipotizzati da chi vuole vendermi il robot collaborativi?
Come sarebbe bello se… qualcuno potesse darmi alcuni consigli, aggiornati (siamo nella seconda metà del 2026), realmente utili per orientarmi nel mondo dei robot collaborativi.
In questo articolo “togliamo il condizionale” e rispondiamo proprio a richieste come queste.
Il titolo “robot collaborativi: 11 consigli infallibili” parla chiaro di suo, ma ribadiamo la nostra volontà di fare luce su molti aspetti della robotica collaborativa.
Effettivamente, negli ultimi anni il robot collaborativo è stato presentato come una specie di panacea. Nel nostro articolo “Robot collaborativi – Cobot” abbiamo già accennato a questo fenomeno. Ma non solo… Basta aprire Facebook, Instagram o LinkedIn per trovare pubblicità che promettono che acquistando un cobot puoi collegarlo e costruirti la tua applicazione collaborativa in poche ore.
Questa è una rappresentazione molto lontana dalla realtà. O meglio è molto lontana dal costruire macchine che rendano davvero e che siano veramente collaborative. Nel nostro articolo “Cobot in fonderia”, dove analizziamo nello specifico alcune problematiche del settore pressofusione e colata, abbiamo affrontato alcuni aspetti quantomeno critici.
Un robot collaborativo non rende automaticamente collaborativa un’applicazione e, soprattutto, costruire una macchina non significa semplicemente assemblare alcuni componenti. Significa progettare un sistema sicuro, conforme alle normative e assumersi precise responsabilità tecniche, civili e penali.
Costruirsi una macchina nel garage di casa è una cosa. Metterla in funzione all’interno di un’azienda, dove verrà utilizzata da altri operatori, è tutt’altra. In quel momento entrano in gioco il Regolamento Macchine, le norme tecniche armonizzate, l’analisi dei rischi, la documentazione tecnica e la formazione degli operatori.
Per questo motivo, prima di acquistare un robot collaborativo, è importante conoscere alcuni principi fondamentali.
Ho dimenticato di presentarmi: sono Piercarlo Bonomi, di professione Ingegnere e responsabile tecnico di Trebi Srl, azienda nata nel 1985 e affermatasi nei successivi decenni come punto di riferimento internazionale per la robotica industriale.
Come anticipato vorrei darVi undici consigli che derivano dall’esperienza maturata da Trebi nella progettazione di sistemi robotizzati e che possono evitare errori costosi e, soprattutto, situazioni potenzialmente pericolose.
Robot collaborativi: 11 consigli infallibili, dicevamo, eccoli qua, inziamo!
Non guardare il robot, guarda l’applicazione
Robot collaborativi: 11 consigli infallibili – consiglio numero 1
L’errore più comune è partire dal robot (cobot) invece che dall’applicazione.
La prima domanda da porsi non è “Quale cobot compro?”, ma “La mia applicazione può essere realmente collaborativa?”.
Se il robot manipola utensili pericolosi, lame, pezzi incandescenti o oggetti che possono causare danni, utilizzare un robot collaborativo potrebbe non avere alcun vantaggio.
E’ inutile avere un robot collaborativo se l’applicazione non puo essere collaborativa.
E inoltre, sei sicuro che non puoi fare la stessa applicazione con un robot industriale con sensori appropriati?
Ecco un dato fondamentale, che molti non sottolineano abbastanza (specie i venditori): i robot collaborativi funzionano bene a basse velocità (almeno ad oggi, ovvero seconda metà del 2026).
Il nostro servizio di consulenza è a tua disposizione per chiarire questi fondamentali aspetti progettuali. Contattaci. Il confronto con il Cliente è alla base del nostro lavoro.
La velocità è un fattore importante
Robot collaborativi: 11 consigli infallibili – consiglio numero 2
E’ un dato intrinseco e innato per i cobot. Non può esistere un cobot che vada a velocità elevate. Alcuni produttori pubblicizzano che riescono a costruire cobot che vanno veloci quanto i robot industriali, ma in realtà non stanno vendendo cobot nel senso stretto del termine.
Devi sapere che il robot sente le forze esterne attraverso dei sensori montati sui giunti del robot. Ad alta velocità servono coppie elevate per poter muovere gli assi del robot.
Quindi il pericolo è duplice: l’energia cinetica è tanta (quindi in caso di urto con un operatore potenzialmente il danno è alto), ma anche la forza esterna che fa fermare il robot deve essere alta.
Se la produttività richiede movimenti molto rapidi, probabilmente l’applicazione non è adatta a un cobot. In questi casi un robot industriale, opportunamente protetto, rappresenta spesso la scelta migliore.
Trebi è in grado di analizzare la situazione specifica e proporre simulazioni, progetti personalizzati e le migliori soluzioni robotizzate disponibili.
Attenzione alle forze esterne
Robot collaborativi: 11 consigli infallibili – consiglio numero 3
I cobot, come detto, rilevano gli urti misurando le coppie sui motori e sui giunti.
Questo significa che, se durante il processo vengono applicate forze esterne — ad esempio vibrazioni, pressioni o utensili che esercitano una spinta — il robot può avere difficoltà a distinguere una normale forza di lavoro da un contatto con una persona.
I robot collaborativi attuali non hanno una “pelle sensibile”: interpretano ciò che accade attraverso i motori. Per questo alcune applicazioni sono, per loro natura, incompatibili con la collaboratività.
Per esempio: hai visto un robot collaborativo che carteggia un pezzo di alluminio? Ha sicuramente la collaboratività disattivata. Ha i sensori di forza disattivati. Infatti le forze esterne generate dalla lavorazione (forza di contatto e vibrazioni utensile) non gli permettono di capire se ha urtato un operatore.
Trebi analizza la tua applicazione e prepara un quadro operativo preciso, senza fronzoli fuorvianti e senza pericolose forzature. Andiamo diretti alla migliore soluzione.
Non tutti i robot collaborativi sono uguali
Robot collaborativi: 11 consigli infallibili – consiglio numero 4
Il termine “Robot collaborativo” individua una categoria, non un prodotto. Se posso esprimermi in libertà, è un termine utilizzato più in stle spot pubblicitario, che finalizzato ad identificare una categoria o un prodotto.
Esistono robot piccoli, grandi, veloci, lenti, con portate molto diverse e prestazioni completamente differenti.
Due cobot possono avere caratteristiche di sicurezza, precisione e comportamento completamente diversi.
La scelta deve essere fatta analizzando attentamente le specifiche tecniche ed eseguendo prove reali sull’applicazione.
Se un applicazione non si riesce a fare con una certa marca di cobot, magari si puo fare con un’altra. I cobot sembrano tutti uguali, ma in realtà cambiano moltissimo l’uno dall’altro.
Mettiamo al servizio dei nostri Clienti tutta la nostra conoscenza, traducendola in vantaggi concreti e misurabili.
Non serve sempre un robot collaborativo!
Robot collaborativi: 11 consigli infallibili – consiglio numero 5
Negli ultimi anni anche i grandi costruttori di robot industriali “classici” hanno sviluppato funzioni che permettono la collaborazione uomo-robot.
Grazie a scanner laser, sensori di sicurezza, telecamere e funzioni software certificate, molte applicazioni collaborative possono essere realizzate anche con robot industriali.
Non bisogna quindi partire dall’idea che “collaborativo” significhi necessariamente acquistare un cobot.
Basta costruire una macchina con le funzioni di sicurezza adatte che un robot industriale può benissimo collaborare con l’operatore. I robot industriali possono rallentare quando si avvicina un operatore e fermarsi completamente in sicurezza se l’operatore e troppo vicino.
Il robot industriale poi da il grande vantaggio di poter fare applicazioni estremamente veloci, ha intervalli di manutenzione che gli permettono di durare anni e sono molto piu rigidi.
Questo fa capir bene che bisogna partire dall’applicazione e dall’analisi delle soluzioni tecniche, non dall’acquisto di un cobot.
Servono esperienza maturata sul campo, serietà nella progettazione dell’integrazione, e soprattutto, totale trasparenza nel rapporto con il Cliente.
Se costa troppo poco, chiediti perché
Robot collaborativi: 11 consigli infallibili – consiglio numero 6
Un vero robot collaborativo richiede sensori ridondanti, controlli di sicurezza, certificazioni e architetture dedicate.
Se un robot viene venduto come collaborativo ma costa quasi quanto un robot industriale tradizionale (o magari meno), è opportuno approfondire.
Molti prodotti vengono definiti collaborativi perché possiedono alcune certificazioni o alcune funzioni software, ma dal punto di vista costruttivo rimangono molto simili ai robot industriali.
Come si fa a sapere se un robot è collaborativo o meno? Bisogna avere esperienza, leggere la documentazione, ed effettuare dei test pratici.
Quindi prima devi comprendere, valutare e decidere che ti serve un cobot e non un robot industriale, e poi devi andare a indagare se il cobot che hai selezionato si comporta cosi come serve a te in termini di collaboratività (secondo la tua analisi dei rischi).
Come fai ad essere sicuro delle tue scelte? Facile, prima chiedi a Trebi. Non proporremo mai ai nostri Clienti delle “scorciatoie”, ne commerciali ne tantomeno tecniche.
La pinza (ovvero il gripper) è spesso il punto più pericoloso
Robot collaborativi: 11 consigli infallibili – consiglio numero 7
Questo è un problema consolidato in ogni applicazione robotizzata: la sicurezza della pinza. Molti si concentrano sul robot e dimenticano completamente la pinza. Errore imperdonabile che rischia di costare carissimo.
I cataloghi di molti integratori abbondano di fotografie che idealizzano il rapporto uomo-robot, lanciando messaggi che potrebbero essere fuorvianti. Al di là della scenografia dettata dalla logica pubblicitaria, la verità oggettiva resta: per trattenere un pezzo è necessario applicare forza. Se al posto del pezzo ci fosse una mano, quella stessa forza potrebbe causare un infortunio.
Per questo motivo la progettazione della pinza e delle protezioni associate è uno degli aspetti più complessi nelle applicazioni collaborative.
Esistono ovviamente molte pinze per robot collaborativi, ma anche qui non basta scegliere il prodotto, bisogna analizzare in modo dettagliato come lo si usa.
Come si fa a fare una pinza sicura e collaborativa? E’ una domanda che non ha una risposta univoca. Dipende moltissimo da cosa si sta facendo. Risolvere e certificare la pinza è comunque sempre un grosso problema.
Approfitta dell’esperienza di Trebi per mettere a punto la migliore soluzione robotizzata per la tua linea produttiva. Se la soluzione migliore è un cobot, realizzeremo il progetto… dal basamento alla pinza!
Conosci le norme prima di progettare
Robot collaborativi: 11 consigli infallibili – consiglio numero 8
Progettare una macchina non significa soltanto scegliere componenti, questo è il meno. Bisogna essere anche un pò avvocati e conoscere le Leggi. Certo, è una parte del lavoro che rischia di essere noiosa, in quanto in qualità di Ingegnere mi piacerebbe concentrarmi su altro. Ma poi ti ricordi, tanto per citare un argomento a me molto caro, della sicurezza operativa, e allora affronti il tutto con rinnovato spirito. Lo sai che sono stato intervistato anche da Rai3, in tema sicurezza? Guarda qua il video dell’inchiesta di Report, al minuto 0:58 inizia la mia intervista!
Se costruisci una macchina, per la legge sei un fabbricante e sei responsabile della sicurezza tua e delle persone che useranno la macchina.
Il Regolamento Macchine definisce molte delle regole che devi rispettare e le norme tecniche e armonizzate di danno linee guida pratiche applicabili.
Sono queste norme che spiegano come eseguire l’analisi dei rischi, come valutarli, come ridurli e come progettare correttamente una macchina collaborativa.
La parte difficile non è leggere una norma, ma applicarla al proprio caso specifico.
Ogni applicazione è diversa e trovare il giusto equilibrio tra normativa, sicurezza e produttività richiede esperienza.
Se realizzi per la prima volta una macchina collaborativa senza conoscere lo stato dell’arte del settore, il rischio di commettere errori è estremamente elevato.
Il problema non è far funzionare il cobot, ma tutte le responsabilità che ne derivano.
Scegliere Trebi significa affidarsi ad esperti non solo di tecnica pura ma anche di normative e di garanzie di rispetto dei più alti strandard.

La documentazione è parte della macchina: presta attenzione!
Robot collaborativi: 11 consigli infallibili – consiglio numero 9
Una macchina è tale solo se è accompagnata dalla documentazione completa.
Il fabbricante deve predisporre tutta la documentazione prevista dal regolamento macchine: fascicolo tecnico, dichiarazioni di conformità, manuale d’uso e manutenzione, schemi elettrici, documentazione della valutazione dei rischi e tutti gli altri documenti richiesti.
Chi realizza una macchina “in casa” e trascura questa parte non è conforme alla normativa.
In caso di incidente, l’assenza della documentazione rappresenta una responsabilità molto grave.
E’ importante la documentazione macchina perchè spiega le tue competenze nel costruire la macchina, gli studi che hai fatto, la ponderazione del rischio, la riduzione dello stesso. Racconta tutte le analisi che hai messo in campo e il tuo modo di trasmetterle al futuro utilizzatore. Questo vale anche per i robot collaborativi.
In Trebi pensiamo che fare il manuale sia una cosa che non dovrebbe mai essere demandata ad un esterno. Dovrebbe, e in Trebi DEVE essere parte della nascita della macchina, DEVE scriverlo il team che ha costruito la macchina.
Forma gli operatori
Robot collaborativi: 11 consigli infallibili – consiglio numero 10
Le macchine non possono essere sicure al 100%. Dei rischi residui esistono sempre (se qualcuno dice il contrario è perché non ha mai analizzato a fondo un macchinario).
Gli operatori devono essere formati sul funzionamento della macchina, sui comportamenti corretti, sui limiti dell’impianto e sulle procedure da seguire.
Cosi anche se esistono rischi, vengono ridotti tramite la formazione delle persone.
Non basta fare la formazione. La formazione va strutturata (cosa insegni e in che tempi) e va documentata (chi ha imparato, cosa ha imparato)
Non basta dire che gli operatori sono stati istruiti: bisogna poterlo dimostrare. Tieni traccia delle attività formative. La formazione, anche per i robot collaborativi, è uno dei modi più efficaci per contrastare situazioni di pericolo imponderabili.
Segnala sempre i rischi residui
Robot collaborativi: 11 consigli infallibili – consiglio numero 11
Non esiste una macchina completamente priva di rischi.
Anche dopo aver eliminato tutti i pericoli tecnicamente possibili rimangono sempre dei rischi residui.
Questi devono essere identificati durante l’analisi dei rischi, ridotti il più possibile e chiaramente segnalati sulla macchina attraverso la cartellonistica prevista dalle norme.
Una buona macchina non è quella che promette “rischio zero”, ma quella che rende evidenti i rischi che non possono essere eliminati e permette agli operatori di lavorare in sicurezza.
Conclusioni
Il robot collaborativo è una macchina che puo risolvere alcune problematiche, ma non è la parte principale di una applicazione applicativa.
Al centro c’è sempre il processo e l’applicazione. Ci vogliono poi competenze da costruttore di macchine per analizzare l’applicazione e come risolve al meglio le problematiche connesse (nel modo piu efficiente e economico).
Non portarti in casa un cobot pensando di aver risparmiato migliaia di euro. Magari ti sei portato in casa un problema enorme, o, meglio, una fonte di problemi.
Automatizzare significa analizzare ragionando con visuali ampie, progettare in modo analitico, verificare , documentare e assumersi responsabilità.
Spero che la lettura di questo articolo “robot collaborativi 11 consigli infallibili” ti sia stata gradita, e per qualsiasi richiesta di informazioni non hai altro da fare che contattarci!

